Cinque – Gabriele

maggio 4, 2008

Ti sei presentato in anticipo. Elegante. Sei venuto a prendermi di sera, per andar fuori. Ci tieni a mostrarti indipendente, a far vedere di poter pagare, di avere i soldi, di esser maturo. Io capisco, sorrido, e sto al gioco. Evito di rovinarti, ordinando la bottiglia di vino sbagliata, ma non faccio sconti. Capiresti subito. Subito. Vuoi mostrarmi quanto tu possa valere, di avere stoffa, probabilmente di essere un buon partito. Quello che ancora non sai è che, principalmente, lo fai per te stesso. Per dimostrarti di poter avere tutto quello che vuoi. Tutto, anche me.

Quindi sei venuto a prendermi, hai insistito nel pianificare la serata, senza che io avessi voce in capitolo. E, mentre mi lasciavo stupire, dopo cena, col tuo fare timido e beffardo mi hai fatto un regalo. Un pacchetto visibilmente artigianale, scotch tagliato con le forbici, carta sceltissima nei colori e nella grana, che ho strappato, dissimulando l’attenzione con cui osservavo la cura delle pieghe ed il nastro arricciato a mano. Ti sentivo inspirare, gonfio d’orgoglio.
Non hai chiesto se mi piacesse. Ti sei avvicinato, osservandoti dall’alto. E mi hai baciato. Hai appoggiato le tue labbra umide e fresche sulle mie, per qualche istante. Poi, fingendo di non aspettare il giudizio, devi aver dichiarato qualcosa di romantico, mentre accendevi la macchina con fare sicuro.

Così, in futuro, mi toccherà usare anche il tuo portafoglio. Che tra l’altro mi piace da matti. Mi chiedo se tu stia iniziando a conoscermi. Solo uno stronzetto come te poteva impormi di conservare le carte, i soldi plasticati, le tessere magnetiche dentro qualcosa di tuo.

Continuando così rischi di durare. Merda. Anche perché a letto ci troviamo sempre di più.


Quattro – Alessandro

maggio 1, 2008

Vederti ballare è stato irresistibile. Più di tutto il parlare a cena, più del sentirti vicino sulla moto, più del tuo profumo. Quando ti ho visto ballare ho capito che avrei ucciso chiunque pur di averti nel letto. Complice anche qualche bicchiere di troppo, il tuo culetto sodo mi ha steso al tappeto. Moro, con un pizzetto consumato, labbra strane, sguardo di chi non nasconde. Una gran voglia di fare a botte, io e te. E invece tu con il tuo sesso matrimoniale, senza inventiva, pronto a lamentarti. Saresti stato una delusione, se non fosse per quell’averti visto danzare, per nulla impacciato, capace.
Non che non ci provi, ma non ci riesci. Saresti perfetto per chi cerca protezione, fossi piccolo sarei innamorato di te. E invece ci si saluta. Con quel sapore di incompiuto in bocca, misto allo sperma.


Tre – Gabriele

aprile 28, 2008

Mi perdo spesso nei tuoi discorsi. Interminabili dissertazioni su di un ordine che non mi è sconosciuto. Ricordo, ricordo molte delle tue frasi e le rincorro, perdendomi tutte le altre. Osservo le tue labbra e invece dei tuoi ragionamenti brillanti (o stupidi, o banali) sono turpi pensieri ad allagare le mie neurali.
È che io ti voglio scopare, e posso impazzire ad averti nel letto; ma tu puoi rendermi triste, perché mi mostri cose (e ricordi, e spieghi) che io non voglio vedere.
Dammi il tuo sperma, i sogni conservali agli altri. Però non smettere di parlare. La tua voce
la tua voce è fra i prodigi migliori. Svela molto della tua virilità. Della tua intensità. Del tuo essere.
Parla, parla; e lascia il resto a me.


Due – Gabriele

aprile 27, 2008

Avevi freddo questa notte. Credo. Ti stringevi forte, cercavi il mio abbraccio, avevi i piedi ghiacciati, mormoravi.
Mi sono svegliato, e non c’eri più. Poi ti ho sentito, facevi pipì alle cinque della notte.
Flusso incostante, sul ticchettio del tuo orologio da polso lasciato al mio comodino.
Spesso ti guardo, da sotto le coperte, e mi chiedo come tu possa fingere quell’ordine meticoloso nella tua vita da sveglio.
Placata la sorgente, ti ho visto, a gambe larghe osservarti l’uccello, intontito fra il tirare lo scarico e il ricordarti del sogno. Poi, scalzo, tornavi da me. Contraendo i lombi ad ogni falcata. L’incedere lento e beffardo della mia statua di sale. Mentre io
fingevo di dormire.


Uno – Gabriele.

aprile 26, 2008

Il profilo, i capelli arruffati, il tuo odore, il sorriso, la voce, l’idea del sapore, il tuo fingerti esperto. Perché, i ragazzetti perché?
E cosa trovi in me, cosa cerchi? La mia idea è di perdermi, dimenticarmi del tutto ed ancora. Potrei innamorarmi di te, potrei?
Catalogo già i tuoi difetti, e ne sento il calore. Umidi.
Chiudo gli occhi e sono felice.
Apro gli occhi e

Le tue gambe, le tue gambe pelose. Il mio crederti un vichingo dai pettorali glabri. Solo che, tu, i pettorali non li hai. Capezzoli duri, e lisci, solo per essere morsi. Annuso i tuoi boxer, mentre ti ho sotto di me. Annuso te, attraverso del cotone elasticizzato. E ti sento parlare. Frasi, pensieri, idee. Ma io non ascolto.
Lecco.


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